Serena Mastrovito

Serena Mastrovito, occhi profondi per sognare

Serena Mastrovito, occhi profondi per sognare: intervista a cuore aperto

Serena Mastrovito è una giovane cantante martinese che, a un certo punto della sua vita, ha deciso di proporsi al pubblico con la cover band di un’artista italiana molto amata ma a volte criticata, ingiustamente a parere di chi scrive (ma questo, ovviamente, è opinabile, nda).
Serena non imita Emma Marrone, non cerca di essere uguale a lei. Semplicemente, canta e interpreta le sue canzoni che, spesso, sente un po’ anche sue. Ha una grande presenza scenica,  e anche questo è un giudizio del tutto personale, ma chi ci segue da un po’ sa che siamo sempre sinceri e, per quel che ci riesce, il più possibile obbiettivi. Abbiamo voluto incontrare Serena per un’intervista che dia voce a una giovane della nostra terra che si mette in gioco e che, sempre secondo il nostro parere, ha qualcosa da raccontarci. Perché spesso, nell’apparente semplicità delle cose, si nascondono pensieri e sentimenti profondi.
La incontriamo al termine di una giornata di lavoro, stanca ma sorridente.
Serena, innanzitutto grazie per aver accettato di raccontare un po’ di te ai lettori di ActaLibera.
“Scherzi? Grazie a voi e a te per l’interesse!”
Cominciamo dal principio, allora: com’è nata, e da quanto tempo la porti avanti, l’idea di dedicare una cover band a Emma Marrone?
 “In realtà l’idea è nata quasi per caso, circa due anni e mezzo fa. Mi contattò l’attuale bassista della band, Ciccio, che mi propose di prender parte a un progetto musicale a cui stava per dare inizio insieme ad altri musicisti. Avevamo già collaborato un po’ di tempo fa, quando lui era sempre il bassista della prima band di cui ho fatto parte. Accettai di valutare la proposta e ci incontrammo con gli altri. Il progetto iniziale era quello di realizzare una band che facesse musica italiana, ma anche intrattenimento e animazione. Dopo le prime prove, venne meno per altri impegni sopravvenuti il chitarrista della band, e mentre si cercava di decidere su cosa fare, mi venne in mente di proporre una cover dedicata proprio a Emma Marrone, cantante che io ammiro molto, sia come artista che come personaggio. Ammiro il suo coraggio e la sua capacità di dire le cose così come stanno, a volte anche senza mezzi termini”.
E così, ti sei ritrovata nei panni di Emma, pugliese, tra l’altro. Questa particolarità ha in qualche modo influenzato la tua scelta, lo ritieni un valore aggiunto?
“Certamente sì! Anche se ammiro Emma al di là del fatto che sia pugliese, penso che il fatto che lei sia così com’è, forte e determinata, e a volte dolce e appassionata, derivi proprio dalla sua pugliesità, se così si può dire. Passionalità e carnalità sono un segno della nostra terra, e anch’io sono orgogliosa e fiera di essere una ragazza pugliese”.
E in effetti questo traspare molto nelle tue esibizioni nelle quali, oltre all’istinto e alla capacità di coinvolgimento, notiamo anche un certo studio dei pezzi e della scaletta stessa. Ma tu sei autodidatta?
 “In realtà io ho sempre amato cantare, fin da piccola, tanto che non ricordo se ho iniziato prima a parlare, a camminare o a cantare. Ma a parte gli scherzi, cantavo non appena potevo, spesso di nascosto dai miei. Cantavo a squarciagola le canzoni della Pausini, ma non solo. Abitando vicino alla chiesa della Santa Famiglia, poi, mi avvicinai quasi naturalmente al coro parrocchiale, affascinata dall’idea di poter cantare in pubblico invece che, di nascosto, nella mia cameretta. E’ stato quasi naturale anche il passaggio dal coro ai primi concorsi canori, soprattutto al concerto che la parrocchia organizzava ogni anno per la festa della famiglia. Nel frattempo, grazie a mia sorella che è Maestro di musica, avevo imparato a suonare il pianoforte e mi cimentavo anche come organista in chiesa…”.
Un po’ lo stesso percorso proprio di Laura Pausini…
“Eh, magari… ma comunque sì, i primi concorsi, poi qualche studio da autodidatta, e la band che mi notò e mi propose di cominciare a fare le prime serate con loro. E quello è stato il colpo di fulmine definitivo che mi ha fatto innamorare del canto e della musica, anche se non è mai stata la mia attività principale. Ricordo ancora con grande emozione l’adrenalina delle prove serali, la gioia di imparare nuove canzoni e di perfezionare la voce e l’impostazione. Insomma, una vera e propria passione che ancora oggi mi fa andare avanti e mi dà gli stimoli giusti anche per cercare di migliorarmi sempre, pur non frequentando corsi o scuole specifiche di canto”.
Andando ancora a ‘scavare’ tra i ricordi, c’è un aneddoto o un fatto particolare che ti ha convinta che quella di cantare davanti a un microfono e con della gente che venisse ad ascoltare proprio te fosse una passione da perseguire?
“In effetti ciò che mi ha dato la spinta per continuare su questa strada sono stare le approvazioni e gli incoraggiamenti arrivati proprio dal pubblico, dalla gente che ho incontrato, e non solo da chi mi conosceva, ma anche e soprattutto da parte degli sconosciuti. Del resto, gli applausi sono la nostra benzina, e quando li ricevi, oltre a sentirti in un certo senso appagata, ti convinci che puoi andare avanti. Poi, ovviamente, sta agli altri decidere se vali o no”.
E c’è una brano, una canzone di questo tuo passato a cui ti senti particolarmente legata?
“In realtà sì. Quando non avevo ancora compiuto 18 anni, anche se ormai da un po’ cantavo in pubblico, ho partecipato a un concorso canoro che si teneva a Martina Franca con il brano “Grido d’amore” dei Matia Bazar, tra l’altro abbastanza impegnativo tecnicamente. Una giuria esterna mi selezionò per prendere parte a un concorso che dava accesso a un’accademia musicale nazionale soltanto a un numero ristretto di allievi provenienti da tutta Italia. Superai il concorso, e immagina la gioia quando ricevetti la lettera di ammissione. In realtà per motivi logistici non vi presi più parte, in quanto spostarono la sede da Napoli a Milano, difficile per me da raggiungere anche perché frequentavo ancora le scuole superiori. Ma quell’episodio mi convinse che potevo continuare su quella strada, anche se non ho mai avuto grosse ambizioni. Quello che mi dà la carica, in realtà, è sapere che attraverso le emozioni che io provo cantando posso suscitarne anche in chi mi ascolta e questo, in un certo senso, mi appaga e comunque mi spinge a continuare”.
E comunque non è poca cosa riuscire a trasmettere delle emozioni… e dobbiamo dire che, obiettivamente, nelle tue esibizioni si vede che ci metti il cuore, oltre che la tecnica. Ma secondo te, la musica può essere anche un modo per trasmettere un messaggio, pur facendo le cosiddette cover?
“Io penso che nel mio piccolo cerco di trasmettere almeno una parte dei messaggi che Emma mette nelle sue canzoni. Ad alcune sono molto legata e le sento come se fossero un po’ mie, perché raccontano storie e sentimenti molto profondi. Per esempio ci tengo molto a canzoni come “Io di te non ho paura” che è un grido di rivolta da parte delle donne nei confronti del tremendo tema del femminicidio o comunque della violenza di genere. E’ importante stimolare noi stesse a credere in noi, a non sentirci inferiori a nessuno, ma neanche superiori. Soltanto donne in grado di esprimere sé stesse e la propria personalità senza timori e senza falsi pregiudizi”.
Serena, cosa farai da grande?
 (ride, schermendosi un po’) “Veramente io sono già grande… Attualmente lavoro e il canto per me è una passione, anche se molti mi spronano a tentare il salto. Ma io voglio sognare stando con i piedi ben saldi per terra. In ogni caso, con il mio caro amico Alessandro Cazzorla, in arte Yorkistar, ho interpretato un inedito, “Occhi neri in questa notte blu”, da lui scritto e prodotto, e  di cui abbiamo anche girato il video-clip, che vi invito ad ascoltare… Ma, ripeto, io amo le piccole grandi emozioni che il pubblico mi regala emozionandosi a sua volta quando mi sente cantare. Gli applausi, i complimenti, gli apprezzamenti sono cibo per il cuore, e io voglio nutrirmi di essi finché ce ne saranno”.
Ovviamente noi ti auguriamo di averne tanti ancora, e vogliamo chiudere proprio con un pensiero che ci viene dal singolo appena uscito di Emma Marrone, il brano “Io sono bella” scritto per lei da Vasco Rossi. Cosa ne pensi?
“Tutto il bene possibile! Vasco non si è smentito ancora una volta, scrivendo per Emma un pezzo davvero forte e coinvolgente in cui lei può mettere in campo tutto il suo talento artistico e, perché no, la sua bellezza di donna e di artista”.
E tu ti senti bella? E cos’è la bellezza per Serena Mastrovito?
“Sì, io mi sento bella, ma perché penso che ogni donna debba sentirsi bella, apprezzando e accettando anche i propri difetti e riuscendo a guardarsi con orgoglio allo specchio. Oltre alla bellezza fisica e soggettiva, io penso che sia molto importante per ciascuno di noi la bellezza interiore, l’essere persone positive in grado di trasmettere buone sensazioni negli altri. Viviamo in un mondo dove troppo spesso vediamo e sentiamo notizie e fatti di cronaca negativi, ed è solo attraverso la bellezza di ognuno di noi che possiamo andare avanti e dire, come Emma, sì, ‘io sono bella’”.
Chiudiamo così questa chiacchierata a cuore aperto con Serena Mastrovito, con l’augurio per lei e per tutti di trovare nelle proprie passioni i giusti input per una vita da guardare con ‘Occhi profondi’.
Grazie Serena, e in bocca al lupo per tutto!
“Evviva il lupo”

Matteo Gentile

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(Foto: Belle Vue, Martina Franca)

Occhi neri in questa notte blu – Yorkistar ft. Serena Mastrovito

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Autore dell'articolo: Matteo Gentile

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