Lo scorpione nel petto

Lo scorpione nel petto – una storia di passione e distacco

Lo scorpione nel petto una storia di passione e distacco con Di Lonardo e Santoro

Lo scorpione nel petto è una storia di passione e distacco, è il racconto di “questo mondo che è una commedia di sbagli”, come recita in un passaggio il protagonista dell’intenso monologo teatrale, scritto e rappresentato dall’attore e regista Giovanni Di Lonardo. La rappresentazione, andata in scena a Locorotondo lo scorso venerdì 7 febbraio 2020 nell’ambito della stagione teatrale presso l’Auditorium Comunale, patrocinata dall’amministrazione comunale e diretta dal regista e attore Carlo Dilonardo, ha la firma originale di Giovanni Di Lonardo, ed è ispirata ad una reale vicenda. Narra di un amore ostacolato, negato, tra due giovani di nazionalità e, soprattutto, di culture diverse. La storia di passione e poi distacco, si intreccia con i ‘Sonetti dell’amore oscuro’ di Federico García Lorca e le musiche originali eseguite dal vivo dal Maestro di Chitarra Michele Santoro, che sottolineano i passaggi emotivi integrandosi con la narrazione senza distogliere l’attenzione del pubblico attento, quasi in apnea per non perdere neanche un passaggio del racconto. Una vera e propria “prova d’attore”, potremmo dire, con il pubblico letteralmente catturato dalla narrazione intensa e ricca di spunti di riflessione. Momenti di amara ironia si infiltrano in un racconto dove le parole vengono messe al servizio dei pensieri, evocando emozioni e suscitando empatia tanto verso l’attore quanto con il personaggio da lui interpretato. Le poesie di Garcia Lorca, recitate in lingua originale, aumentano quell’aria di passionalità che scorre sul palco a tratti in sordina, per esplodere in alcuni momenti drammaturgicamente intensi: “io sono amore, io sono natura” dice a un certo punto il protagonista, quando sente che il suo rapporto con l’altra persona non può e non deve essere soffocato dalle convenzioni sociali o dalle differenze culturali. Lo scorpione nel petto è citazione e omaggio a un verso di Garcia Lorca, tratto dai sonetti scritti poco prima che venisse fucilato dal regime del Generale Franco, nel 1936. Anima e carne, cuore e passione, sensualità mista a disperazione, c’è tutto questo e tanto altro nei versi che fanno da portante al racconto di una storia d’amore contrastato che va oltre i confini dello spazio e del tempo.
Ci uniamo al lungo applauso finale con cui il pubblico ha omaggiato il lavoro di Giovanni Di Lonardo e Michele Santoro, catturando e rilanciando un messaggio: “Abbiamo creato bellezza … disperdiamola ora”, dove dispersione vogliamo leggerla nell’accezione positiva del termine, intesa come diffusione capillare delle emozioni che il teatro sa regalare.

Matteo Gentile

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Autore dell'articolo: Matteo Gentile

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