La ragazza nella nebbia, la grande prima di Donato Carrisi

La ragazza nella nebbia, dal libro al grande schermo, Donato Carrisi stupisce ancora, ovviamente in positivo

C’era e c’è ancora grande attesa per il debutto cinematografico come regista dello scrittore Donato Carrisi. Giovedì 26 ottobre la prima nazionale (e anche nella sua città, Martina Franca, nda) ha invitato al cinema numerosi spettatori, e da un sondaggio abbastanza empirico le prime impressioni su “La ragazza nella nebbia” sono tutte positive. D’altronde, se vai al cinema per guardare un thriller, ti aspetti e pretendi suspense dall’inizio alla fine dello spettacolo, quasi per esorcizzare quel male che uno dei personaggi, il professore, definisce come la principale attrattiva di un libro, o di un film di genere. Ebbene, la tensione si comincia a percepire già dai titoli di testa e dall’inquadratura iniziale, nonché dalla prima sequenza che ti fanno sprofondare in un paesaggio avvolto dalla nebbia, dove ti rendi conto che la tua mente stessa verrà avvolta dalla nebbia all’interno di una vicenda che sa tanto di cronaca, è vero, ma va al di là di essa.
la ragazza nella nebbiaCome lui stesso ha dichiarato alle telecamere di Sky Cinema (tra l’altro partner della produzione Colorado e Medusa), Carrisi ha scritto “La ragazza nella nebbia” come una vera e propria sceneggiatura, pensando in un certo senso alla sua trasposizione cinematografica, che lui stesso ha magistralmente diretto. La fotografia quasi “rarefatta” di alcune inquadrature e scene, l’uso sapiente della camera che spazia da larghe panoramiche a inquadrature strette, il ritmo volutamente lento ma incalzante, insieme alla drammaticità degli eventi e alle grandi interpretazioni di un cast stellare, fanno sì che lo spettatore si ritrovi a volte sprofondato nella poltrona a osservare quello che accade da lontano, altre volte tirato dentro la storia, quasi immerso in essa come nella scena di massa del centro di investigazione ripreso dall’alto o nella fiaccolata davanti alla porta di casa della presunta vittima. Il coinvolgimento emotivo è accentuato da richiami, certamente voluti, a fatti di cronaca non molto lontani nel tempo e nello spazio, e la giovane età della vittima è sempre un motivo di “compassione”, intesa come partecipazione emotiva con i personaggi. Toni Servillo è Vogel, l’ispettore spietato che, forse, sembra vedere attraverso la nebbia. E non poteva che essere lui, ha più volte dichiarato Carrisi, a interpretare quel ruolo. Detto fra noi, potremmo quasi pensare che lo scrittore si sia ispirato proprio a Servillo già da quando ha scritto il libro, una sorta di casting “a priori”.
E nonostante si tratti di un thriller, l’approfondimento dei personaggi non è tralasciato, anzi. A volte sembra quasi di “leggerne” i pensieri attraverso azioni e inquadrature. Un accenno meritano anche le musiche originali, magistralmente scritte da un concittadino di Carrisi, il maestro Vito Lo Re, che ha saputo interpretare appieno l’atmosfera tra il decadente e il moderno di un film che ricorda, a giusta ragione, i grandi thriller degli anni ’90. Così come il cappotto di Vogel, disegnato e realizzato ad hoc da Tagliatore, altro illustre concittadino martinese, sembra a momenti raccontare aspetti del carattere del personaggio che lo indossa quasi come una seconda pelle, ma che non esita a porgere come protezione alla mamma della vittima in un momento molto intenso della narrazione. Quasi a dire che l’investigatore spietato, tutto sommato, lotta contro il male per tentare di sconfiggerlo con le sue stesse armi. Ci riuscirà?

Matteo Gentile

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Autore dell'articolo: Matteo Gentile

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