La fabbrica dei sogni

La fabbrica dei sogni: non è una recensione ma…

La fabbrica dei sogni: non è una recensione ma…

La fabbrica dei sogni è il titolo della commedia brillante (o almeno, così dichiarata) che è andata in scena il 9 e il 10 ottobre 2020 sul palco del Centro Servizi nell’ambito della X edizione del Festival dell’Immagine di Martina Franca. A interpretarla, in ordine di apparizione: Katia Castellana, Marilù Schiavone, Alessandra Miola, Francesco Placato, Mascia Balice, Mariantonietta Dimarco, Monica Montanaro. Vocalist: Maila Semeraro. Regia: Elina Semeraro e il sottoscritto, Matteo Gentile, anche autore del testo. Di questa rappresentazione vorrei parlarvi, e non si tratta, ovviamente, di una recensione, come uso spesso fare quando assisto a spettacoli o concerti.

Normalmente non pubblico mai articoli scritti “in prima persona”, così come mi insegnò il maestro e decano del giornalismo martinese, Paolo Aquaro, recentemente scomparso con grande rimpianto da parte di tutti, e non solo degli addetti ai lavori. “Un giornalista non scrive mai in prima persona – mi disse quando gli proposi il mio primo articolo, la cronaca di un consiglio comunale – a meno che non sia una firma importante, il direttore che scrive un’editoriale, o un cronista che racconta una notizia vissuta direttamente”. Bene, diciamo che non rientro in nessuno dei primi due casi, forse potrei rientrare nell’ultimo, anche se in realtà la rappresentazione teatrale l’hanno vissuta soprattuto le attrici, l’attore, la ballerina che hanno calcato le scene e la regista con cui ho diviso a quattro mani la regia (anche se potrei dire che tre mani erano le sue…).

Questa premessa – lunga, lo so, ma mi sembrava doverosa – per dire che parlerò della commedia non come da spettatore e nemmeno come da co-regista. Ne parlerò come l’autore del “sogno” da cui essa è nata, e per come le ragazze (e il ragazzo) l’abbiamo trasformata in una piccola grande realtà. La fabbrica dei sogni era una sfida perchè il testo, da me definito “brillante”, non era comico ma nemmeno serioso. E soprattutto era il testo di un illustre sconosciuto, a tratti forse anche un po’ strampalato. Si voleva parlare d’arte giocando un po’ con le citazioni e con il tentativo di sorprendere gli spettatori. E chi l’ha messo in scena ce l’ha messa tutta per ottenere questo scopo. Devo inoltre ringraziare Tonio Cantore, il presidente dell’associazione Riflessi d’Arte, e i soci del direttivo, che hanno preso la commedia “a scatola chiusa”, senza chiedersi come e perchè. Sempre per rimanere in tema di citazioni, potrei dire che “un sogno sognato da solo è solo un sogno, ma sognato insieme è la realtà che comincia ad avverarsi”, o qualcosa del genere. Certo, parlare di sogno che si realizza forse potrebbe sembrare troppo altisonante, ma cercare di condividere una passione e anche una semplice emozione è, in fin dei conti,  quel che ogni autore e attore, amatoriale o professionista che sia, sogna di realizzare quando sale sul palco. Ovunque esso si trovi. E gli applausi, i commenti diretti o sui social, le risatine spesso soffocate in platea, sono la piccola grande gratificazione che ognuno riceve dopo aver dedicato il proprio tempo allo studio, alle prove e, infine, alla messa in scena vera e propria. Un grazie va quindi anche, e soprattutto, al pubblico, a tutte le persone che ci hanno dato fiducia e che hanno voluto condividere con noi questi momenti di “divertimento” (nel senso etimologico del termine: di-vertere: volgere l’attenzione verso qualcosa di diverso dalla normalità, nda).

Il tempo che sembra rubato alle famiglie, alle incombenze personali, agli amici, al lavoro e agli altri hobby in realtà non è rubato, ma è regalato alle emozioni che, piccole o grandi che siano, si è in grado di donare. In un momento storico così particolare, dove le distanze tra le persone sembrano essere non più una “colpa”, ma una necessità, l’aver abbattuto tali distanze attraverso una passione comune è un grande risultato, ottenuto con quella parte di ognuno che va oltre la razionalità ma che sconfina in un mondo dove sono le emozioni a dettare i tempi.

La fabbrica dei sogni è anche questo, una realtà che grazie a questo meraviglioso gruppo di persone ha avuto modo di uscire dall’immaginazione per trasferirsi in quel mondo incantato che è il teatro. Con tutta l’umiltà possibile.

Matteo Gentile

(foto: Vita D’Amico)

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Autore dell'articolo: Matteo Gentile

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