Dove sono andate le parole

“Dove sono andate le parole” – riflessioni sul libro di Cicì Cafaro

“Dove sono andate le parole” – riflessioni sul libro di Cicì Cafaro

“Dove sono andate le parole” (edizione Kurumuny 2016): riflessioni sul libro dell’autore Cici Cafaro, testimone ancora in vita della presenza greca nel Salento.

Recupero e salvaguardia delle minoranze linguistiche

Luigi Cafaro è uno scrittore e autore grecanico di 96 anni e vive a Calimera, cittadina a sud di Lecce facente parte della Grècia salentina.
Abbiamo avuto modo di conoscerlo una mattina e da una semplice conoscenza è nata una forte stima, dovuta al fatto che Cici – cosí si fa chiamare – nonostante abbia 96 anni continua a non fermarsi mai, è un uragano di energia positiva e di cultura grika.
Ci ha letto in una calda mattina primaverile alcuni brani tratti dal suo libro ‘Dove sono andate le parole‘  la cui introduzione è stata curata dal professore Eugenio Imbriani.
Toccante è il motore che spinge Cici a scrivere il libro: le parole che man mano si perdono. Ma ci chiediamo, dopo aver letto il suo libro dove vanno?
Cici ha letto le sue poesie utilizzando la lingua griko salentina. Per una maggior comprensione, traduciamo il titolo in ingua originale per cercare di trasmettere la cultura locale e far entrare il lettore  nel vivo e nel cuore della Grècia salentina, “Rupirtaneta Loja”.
Che il viaggio abbia inizio, mettetevi comodi e aprite le porte del cuore.
La sua prima poesia è intitolata “E glossama”, titolo che tradotto dal griko salentino all’italiano significa “La nostra lingua”. Con questa poesia Cici valorizza la nostra lingua grika, la lingua che ci hanno lasciato i nostri antenati “Ca mas ficane e antenai ” ma che la gente non t’ama perché capisce poco “Dopu se penseo mu clei e cardia. Jatì esss apà oli e jetonia”.
Nella seconda poesia, “Calimera”, ci colpisce che Cici evidenzi il fatto che “quando era piccolo c’era solo il grico, atì dopu imu pedai ixe o grico manexo”.
Nella poesia “La nostra lingua” l’autore racconta che la lingua greca per lui è stata come una mamma che allatta i figli e che il latte materno stesso con cui veniva allattato era greco, ed emerge il ricordo di quando a Calimera cantava il greci dalla sera alla mattina.
Cici evidenzia in un’altra sua poesia, ” Lu Cici” (“O Cici”) che non ha avuto la fortuna di poter andare a scuola “Evò en ixa i sorta na pao sti scola”, perchè le persone come lui erano costrette a lavorare. Per questo a lui e a loro vanno la nostra stima e il nostro elogio, per tutto quello che sta raccogliendo e seminando per il nostro territorio.
Orgogliosissimo di essere di Calimera, dedica al riguardo una poesia “Il mio paese si chiama Calimera” (“O xoriommu cuete Calimera”) ed è toccante il passaggio in cui scrive “Ho scritto tante carte per poterti aiutare” – “Na se soso visivi”.
Vogliamo augurarci che questa raccolta di memorie stimoli i lettori tutti a comprendere che abbiamo tante fortune e che ci spinga a recuperare la cultura e il contatto con le nostre radici.

Cristina Pipoli

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Autore dell'articolo: redazione

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